Cara Giulia Resca,
ho letto la tua risposta in merito ai giovani del PD e, come candidato giovane al Consiglio Comunale della lista civica RinnovaFerrara, mi sento di porre alla tua attenzione alcune riflessioni.
La lista civica RinnovaFerrara schiera 10 giovani tra i 18 e i 35 anni, di cui ben 8 nati negli anni '80, una alla fine degli anni '70 e uno, addirittura, nel 1991. Non si tratta di giovanilismo: il largo ai giovani a qualunque costo non è nelle nostre corde. Tuttavia, sin dall'inizio, si è scelto di blindare ai giovani il 25% della lista dei candidati al Consiglio Comunale, ma non per giovanilismo, sia chiaro, ma perché se è vero che il rinnovamento non passa soltanto dall'anagrafe è anche vero che vedere così tanti "anni 80" in una lista di candidati al Consiglio Comunale (e non solamente nelle Circoscrizioni) è certo una novità.
Abbiamo preferito la candidabilità piuttosto che l'eleggibilità; non si sono aperte le porte a caso ai giovani e nemmeno si sono scelti giovani dalla facile eleggibilità. è stata fatta una scelta ragionata, che tenesse conto di situazioni diverse in cui si trovano i giovani: dal precario al lavoratore in proprio, dallo studente al disoccupato, in modo che ognuno si potesse sentire, almeno in fase di candidatura, davvero rappresentato.
Non capisco, sono sincero, la tua lezione sul significato di rappresentanza. Non trovi siano più rappresentativi giovani ventenni tra ventenni piuttosto che trentenni (o quasi) tra ventenni? Se la rappresentatività passasse soltanto per la capacità di ascoltare, allora bastava candidare solamente buoni ascoltatori. Ma il problema, credo, non è di chi ascolta, ma di chi vuol farsi ascoltare.
Forse il PD ha la scatola a 12 colori: noi abbiamo quella a 24.
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